Parole ascoltate ma non udite

Era parecchio tardi non mancava neanche molto al chiarore dell’alba, ma ancora il cielo era nero; l’umidità ci stava addosso e la stanchezza faticava a trasformarsi in riposo. 

Sdraiati in spiaggia alle 5 di mattina, dentro complicati sacchi a pelo intrecciati per stare vicini; ero sdraiata in mezzo al mio ragazzo e la mia migliore amica ed era evidente la nostra stanchezza.

Eravamo partiti all’avventura, avevamo bisogno di mare, così con in spalla coperte e sacco a pelo e qualche provvista di cibo siamo finiti a passare la notte sul mare di Alassio.

Le risate iniziavano a diventare insensate per la troppa stanchezza così tra una risata e l’altra iniziai a raccontare: 

Ci hai mai parlato con il cielo?

Ti sei mai chiesto se qualcuno ci sente? No?

Io si, fin da piccola parlavo con nonno Vittorio. Non l’ho mai conosciuto ma lui mi ha sempre desiderato, ha sempre voluto una nipote femmina e dopo qualche mese dalla sua morte mia madre mi aspettava. La prima nipote femmina. Tra l’altro somiglio molto a lui e prima che i suoi ingrigissero avevamo lo stesso colore dei capelli. Da piccina guardavo verso il cielo e chiedevo a lui aiuto, chiedevo a lui di essere capita. Ho sempre avuto questo rapporto con nonno, perché lui mi sente e mi ascolta. Anche quando gli do delle colpe, per tante cose si meriterebbe una bella ondata di parole. Sopratutto perché non mi ha dato il tempo di arrivare. Ma per questo si è punito da solo.

Forse invece quell’altra stella nel cielo è mia zia, mi manca. Lei era una forza, un carattere brillante. Peccato che abbia avuto una vita difficile e per certi versi triste. Lei si chiamava Gina Mafalda.

Ti ho mai detto quanto facciamo ridere i nomi delle mie zie? Io sono ereditaria come l’oro della tradizione di avere due nomi; io infatti sono Nicoletta Alba.

C’è zia Vanna Rita, zia Gina Mafalda, Maria Anna, Ines Bettina, zio Teodoro Beniamino.

Poi c’è zia Alba Felicia o comunemente chiamata Albina; lei è la mia madrina di battesimo, lei è proprio l’evidente esistenza delle donne calabresi di una volta. Zia albina (da cui deriva il mio nome) mi sta ancora simpaticamente preparando il corredo e chi non ha origini datate del sud non sa cosa sia, ma lo spiego io. Il corredo è una raccolta di elementi necessari per diventare una brava donna di casa: tovaglie, mestoli, pentole, presine, lenzuola e così via; il compito di regalare in diversi momenti della vita questi aggeggi è di chi orgogliosamente viene nominata madrina che di solito può coincidere con madrin di battesimo (per cui la decisione di questo ruolo è sempre in conseguenza ad una lotta di preferenze tra parenti), chi ti cresima, oppure la cummara (che in Calabria corrisponde a chi ti “sposa”, testimone di nozze).

Zia albina mi ha battezzata, e per il mio 12esimo compleanno ricordo bene il mio finto entusiasmo mentre aprivo il suo regalo. Chiese a mio padre di aprire il bagagliaio della macchina  per poterci mettere il mio regalo e non vedevo l’ora di aprirlo. 

Sfilai delicatamente quel fiocco di raso che svolazzava sulla quella gigantesca scatola rosa.

E indovina…

Zia albi urló:- tesoro!!! Finalmente il tuo primo letto per quando ti sposi.

Scrutai un po’ quel copriletto e improvvisai felicità abbracciandola e ringraziandola.

Eh sì, zia ogni volta che chiama qui al nord e parla con me mi chiede se aiuto mamma a fare i mestieri, se cucino, se lavo; -Perché mammina tua è stanca da lavoro tesoro. 

Mi fanno tanto sorridere le mie zie di……

Mi stavo perdendo nei miei racconti, e da quasi 20 minuti che parlavo percepivo uno strano silenzio.

Raccontavo briciole della mia vita, piccoli particolari che nessuno sa e mentre lo facevo sorridevo perché sentivo i respiri di chi mi stava a fianco più lenti e profondi. 

Si erano addormentati tutti e due mentre iniziavo a parlare e io lo sapevo. Mi stavo raccontando con le mani incrociate dietro la testa mentre studio ogni stella nel cielo quasi chiaro. E domani loro non sapranno nulla di quanto io ci tenessi a zia Gina mafalda, e a quanto somigli a mia madre, a quanto fosse bella. So solo che per quell’arco di tempo che saprei solo riconoscere dallo schiarimento lento del cielo, io mi sono coccolata nel mondo più profondo di me, il mio cuore.

Buonanotte nonno.

Buonanotte zia.

Buonanotte nonna.

Mi manchi

Poi sorrido profondamente a tutto il cielo.

Guardo quel piccolo corpicino alla mia sinistra, Franci, le rimbocco la coperta fin sopra il mento così da riparala da quella forte umidità Marina e mi giro ad abbracciarmi alla mia dolce metà.

Sorrido e chiudo gli occhi.

Buonanotte a me

11~04~2017

L’incubo

Non ricordo come sia successo, ricordo soltanto la voglia di vomitare via tutto il dolore che stavo provando.

Mio papà era morto, per me era finito tutto. Io sapevo di aver finito di vivere, non avevo avuto il tempo di dirgli quanto io lo amassi, di quanto lui fosse grande per me. Mi sentivo morire e incredibilmente vuota, avevo perso tutto ciò che per me bastava.

Non gli avevo detto che oltre alle perdite di tempo, era stato un padre mega. E io non potevo stare senza di lui. Non ero pronta a fare la mia strada senza lui, e forse non lo sarei mai stata. 

Continuavo a correre a destra e sinistra, lo cercavo. Ma non sapevo dove cercarlo.

Tante volte ho fatto sogni del genere su di lui, cercarlo disperatamente, sentire la sua anima, e quella terribile sensazione della lontananza.

Mi sentivo infinitamente persa senza di lui, non mi serve sapere dove sia, mi serve sapere che c’è, che ha sempre tutto sotto controllo perché io non sarò mai in grado come lui. E io senza del mio papà non saprei vivere. 

Ho provato un dolore che non vorrei mai provare, non si é mai pronti per provare quel dolore. 

Io non vivo senza te, mi hai regalato la vita, e sto lottando per restituirtela ma sei così lontano da non riuscire a trovarti. 

Mi manchi infinitamente, eppure sei qui. 

Eppure era solo un incubo. 

Solo vino rosso

Io l’ho vista quella luce nei tuoi occhi, mentre finalmente mi parlavi  di te.

Sei tanto stanco, lo so, i tuoi occhi sono rossi e hai delle gran fosse scure sotto.

Non importa l’orologio che dice che è tardi e bisogna andare a dormire; e non importa la pioggia che ci sta bagnando, ci stiamo abbracciando forte.

Ci abbracciamo nei corpi, nelle dita, negli occhi e nelle parole.

Non mi importa se domani farà freddo, e saremo ammalati. Voglio regalarti ciò che posso, adesso.

Ti ascolto, stasera ti sento, stupita, ti guardo, un po’, hai degli occhi forti.

Non hai avuto scelta, hai dovuto prenderti cura tu di te stesso, perché non c’era nessuno che lo avrebbe fatto. 

Nessuno ti avrebbe mai detto che un giorno, avresti dovuto esser forte per tutti i giorni. 

Nessuno ti ha avvertito e nessuno ti ha insegnato. Guardati allo specchio ora, o se riesci riflettiti nei miei occhi. Ci sono io ora, puoi fermarti ogni tanto. 

E te lo dico, ogni tanto, crolla.

Io sono qui.

Ti riservo un po del mio amore, è tuo, prendilo.

Tu sei solo Nicuzza

La vita, a questo punto, mi regala te. Mi ha regalato del tempo da dedicarci, e io lo amo così tanto, amo così tanto te.

Ti fidi e io mi fido di te, forti di un amore puro.

Io ti vedo, sei grandiosa.

Mi stai permettendo di viverti, di portarti, di giocare insieme.

Nonostante il male che la vita ti ha presentato non ne vuoi sapere di sentirne parlare. La vita è bella. La vita va goduta, anche quando non hai forze per camminare ma ti aggrappi e non molli per nessuna ragione. 

Ti amo con tutto il mio amore

E grazie.

Ti ringrazio perché mi stai insegnando la vita.

La mia nonna da sempre da dei simpatici nomignoli a tutti, fingendosi tanto ignorante, e tanto stupida, solo per il gusto di vederci ridere alle sue boiate. 

Ci siamo tutti: cè cucchettuna, c’è gayceddu, c’è curnutazzu, ciccio, patata ( che è un uomo), e poi ci sono io che sono solo nicuzza.

Nonna fa di tutto per farci ridere, non le importa di rendersi ridicola davanti chi non la conosce. Lei sta simpatica a tutti. 

Da piccina non la sopportavo, mi faceva passare le giornate a casa da scuola stirando tutto il giorno, e si avevo solo 7/8 anni.

Quando mi sgridava perché volevo giocare ma dicevo fare la seria, perché é giusto così. 

Non potrei fare ameno di lei, darei l’anima, la mi vita per il suo bene. 

Ha amato il suo uomo con tutto l’amore che le vita può darti s disposizione. 

Sa cosa vuol dire mangiare bucce di patate. 

Io mi fido di lei, nonna è forte, non ce nè.

Ha tirato fuori una grinta pazzesca.

stasera era a dire parole incoraggianti ad una persona che della vita non si sta godendo molto. 

E io la guardavo ammirata, é una potenza. 

In tre giorni mi ha lasciata fare, mi ha seguito, ho trovato una strada da fare insieme che é colorata e piena. 

Nonna ti ammiro, sei pienamente donna. 

Faccia a faccia 

“Battiti con la paura, mostrati a lei, fatti avanti, spogliati davanti a lei di ogni vestito, guardala dritta e dille di far di te ciò che vuole ”

Sentirai la leggerezza pervadere il tuo corpo, ti accorgerai che la paura più grande la crei tu, sei tu la tua paura. Affrontati, non nasconderti, la verità non scappa, è una sola e tu puoi decidere se far finta di non saperla o farti forza guardandola in faccia.

Sono scelte che si fanno nella vita, quel che decidi oggi sarà parte di te domani.

Tu chi vuoi essere?

Se il destino ti ha fermato, fermati, ragiona. Stavi correndo.

Calmati 

E riparti.

Grazie zia 

Qualche chilo in meno

Le notti insonne, per chi sa quando esce di casa la mattina ma non quando rientra a casa nella notte son un grosso problema.

Ogni tanto la vita ti mette alla prova,  ti sveglia una mattina, stanca perché la sera prima il professore di matematica alle 22 cercava ancora di spiegarti il meccanismo delle tabelle che non hanno alcun significato, la notte non ti addormenti presto e per strada rischi di fare un incidente perché sei assonnato e la macchina non è delle condizioni migliori. 

Tanto vorresti fare tranne che andare in ufficio, la tua mente è concentrata nel pregare qualsiasi forma vivente o non per far sì che quella operazione vada bene e che risolvi quel brutto male che si è fatto vivo. 

Tra l’altro vorrei mangiare qualcosa ma proprio oggi ho dimenticato le mie schicciatine a casa.

Arriva una mail.

L’azienda è fallita.

E io… e io sono senza lavoro, senza terreno sotto i piedi, sto svolazzando in modo confusionale a qualche metro d’altezza.

Il pezzo più caro di cuore che ho sta lottando contro il suo male, io non posso fare niente. 

E io non so come risolvere.

Esco dall’ufficio esausta dentro, ho voglia di urlare, gridare.

Mi siedo in macchina butta la testa indietro e trattengo le lacrime che però mi sdoppiano la vista. 

Niente musica oggi. Silenzio.

Corro a casa dopo un paio di scuse agli automobilisti a cui ho tagliato la strada.

Voglio crollare in un pianto pieno mentre salgo in ascensore, ma no io non piango.

Nonna sta dormendo, che bello; si riposa un po’ finalmente.

Mi chiedono comè andata… lasciatemi in pace.

Non ho intenzione di mangiare, ma lavo i piatti, è una cosa che mi ha sempre tranquillizzato.

Mi butto sul letto per un ora, ma il cervello fa troppo chiasso, così non riposo.

Devo correre a scuola: ho il tema da finire e consegnarlo. 

Parlo di bambini e le loro conoscenze sulla sessualità. Ministero dell’istruzione, schemi, società.

Basta. La giornata è finita, poggio la testa sul letto, lo stomaco brontola ma non ho fame, passa un ora, ne passano due, e io sono piena.

Sono distrutta, schiacciata, uno schifo.

Non c’è soluzione che io possa trovare a questo nero mischiato al grigio. Poi arriva un messaggio: 

•allora mi dici come è andata oggi?

E  mi accorgo che forse posso buttare fuori  qualche lacrima.

•Nuovo messaggio: tim ti ringrazia per la ricarica. 

Chi mi ha fatto una ricarica al telefono alle 2.30 di notte?

Sorrido finalmente e inizio a piangere, grazie fratello, e se puoi scusami.

La nonna russa, che bello sta riposando ancora ma ogni tanto mentre si capovolge nel letto si sente un sottile :- ahia.
E con i piedi schiaccia il pupazzo gigantesco di mia sorella e nel silenzio della notte quell’orsetto di un color giallo caldo inizia a canticchiare: lalalalala.

E io rido.

Due angeli

Buonanotte, ora si. 

per il resto tutto ok?

questa frase mi fa tanto sorridere, può essere estremamente menefreghista quanto piena di positività.

Si, il resto va tutto bene. Una bella camicia stesa sulla tavola da stiro, ma pare non avere pieghe quindi cosa la stiro a fare? è più bella così, la metto ed esco a farla svolazzare con il vento e riflettere con il sole.

Direi che fila liscio così.

va tutto bene, e sto anche dimagrendo tra l’altro, senza dieta aggiungerei.

Sento odore del mio periodo preferito dell’anno, quello dove veramente è tutto OK,

Somiglia tanto ad una mattina di sole, in macchina con una occhialata da fighettina che mi copre le occhiaie trascinate dall’ennesima notte prolungata tra chiacchiere, visioni e gesti dolci.

Ridacchio tra me e me sentendo gli occhi dell’uomo della macchina affianco che scrutano le mosse imbarazzanti che faccio mentre canticchio le canzoni passanti in modo casuale in radio.

Quanti provoloni per strada, non fanno altro che rallegrare il mio ego e la mia costante ricerca di attenzioni.

bene, questa è la mia serenità del momento, con “take my breath way” in sottofondo,in ufficio finalmente sola per qualche ora.

Stavo inoltre pensando che  non ho una conclusione per questo breve “commento giornaliero” se non che vorrei trovare più tempo per scrivere di cose belle.

A presto